«La stanchezza di fare un lavoro che amo, dopo appena due anni che lo faccio»

La lettera di un giovane infermiere al Collegio Ipasvi di Firenze Pistoia

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«Mi sento un numero di badge.... Non mi sento il cambiamento, mi sento un poveraccio, perché ho fatto una scelta, che è quella di provare a costruire una vita qui, di non fare come i miei colleghi che sono andati all'estero. Ma oggi, dopo due anni, vedo loro che fanno carriera e vedo me che se prendo una multa per divieto di sosta so che per pagarla devo stringere la cinghia». Sono le parole di un giovane infermiere stanco della propria situazione che, in forma anonima, ha deciso di scrivere al presidente del Collegio IPASVI Firenze-Pistoia, Danilo Massai. Nelle sue parole, si legge un disagio del quale non solo il Collegio si fa carico ma a cui ha voluto dare la massima diffusione perché chi legge si renda conto di quanto sia penalizzante il mondo del lavoro giovanile precario: «vi scrivo – si legge nella lettera - perché credo nella nostra professione e credo che non meriti di essere maltrattata, come non lo merita chi sceglie di farla, meritiamo rispetto e riconoscimento. Vi scrivo perché non ho intenzione di mollare e credo che siate voi quelli che possono dare a me, e a quelli che sono nella mia stessa situazione, gli strumenti e la forza di essere quel cambiamento che avremmo dovuto essere già». Perché essere infermiere richiede passione, autenticità con gli assistiti ma anche Organizzazioni finalizzate alla qualità di cura che pongano i professionisti in una logica di attenzione in quanto capitale umano.

«Sono infermiere di RSA da ormai 2 anni [...] – si legge nella lettera - il primo anno sono stato assunto con un contratto diretto con la struttura in cui ho lavorato per poi essere scaricato perché la normativa vigente sul lavoro prevedeva che una nuova assunzione costasse meno a livello di tasse e quindi dopo 12 mesi di servizio in cui ho fatto 160 ore mensili [...] sono stato “rimesso sul mercato del lavoro”, ho avuto la fortuna di trovare lavoro dopo circa un mese e per un ragazzo come me che paga l’affitto di tasca propria [...]. Ho un contratto part time e all’inizio lavoravo da giornaliero, che poi giornaliero non ero dato che facevo 2-3 notti mensili, ma ho accettato, ho dovuto accettare, l'affitto non si paga da solo. Mi hanno promesso che le ore mensili sarebbero aumentate e con quella promessa in tasca ho lavorato i primi mesi. All'arrivo di ogni busta paga, che ho fortunatamente imparato a leggere subito, vedevo che la paga era superiore al numero di ore lavorate, ma vedevo anche che il monte ore era in negativo, la cosa allarmante era che solo nel primo mese di assunzione, ero “sotto” di oltre 40 ore. Questo perché l'affiancamento non è pagato, ed ecco che ho regalato 10 giorni di lavoro, incluso un turno di notte […]. Ho accettato l'affiancamento gratuito, ho dovuto accettare, le bollette non si pagano da sole».

«Per mesi sono stato costretto ad accettare ogni cambio possibile per aumentare le ore lavorate […]: mattina-notte, mattina-pomeriggio senza stacco tra i due turni o altre combinazioni che mi consentissero, non di recuperare, ma di non andare sotto con le ore lavorate, perché non mi venivano garantite le ore previste dal contratto. Dopo 5 mesi di lavoro ero sotto di 120 ore, praticamente più di un mese di lavoro [...] Sono ora turnista, ma mi vengono comunque offerti turni “strani”, proseguono i mattina-notte, le doppie notti e i turni lunghi, cominciano i rientri sui liberi. E ogni volta mi viene “offerto” un turno aggiuntivo mi viene detto: “devi recuperare ore”, con un tono più minaccioso che amichevole. Io stringo i denti e accetto la maggior parte dei turni, un pochino per solidarietà verso i miei colleghi che chiedono giorni liberi, un pochino perché ho voglia di recuperare le ore non lavorate, benché consapevole che 40 di queste le ho lavorate, ma non mi verranno pagate. Ripeto a me stesso che ho un contratto a scadenza, che devo aspettare un momento migliore, che prima recupero, prima avrò possibilità di vedere i miei turni ridotti e magari andare “sopra” nel monte ore, come è stato. D'estate ho modo di recuperare più di 40 ore mensili e in 4 mesi sono in parità... parità... a me quelle 40 ore di affiancamento lavorate nessuno le pagherà mai».

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E poi, un capitolo a parte, le notti. «Ogni 5 giorni, da buon turnista, sono in turno di notte, siamo io e un OSS (quando va bene, a volte sono con un OTA o un ADB, insomma, personale che le notti non le potrebbe fare, ma si fa finta che possa), siamo in due con 75 persone, di cui: 3 portatrici di PEG che vanno idratate ogni 2 ore e 11 persone con sindrome da immobilizzazione che devono essere posizionate ogni 2 ore». In più «l'infermiere notturno è l'addetto di primo soccorso in caso di incendio (mai fatto il corso antincendio), deve fare le pulizie a fondo e la sanificazione dell'infermeria, deve controllare periodicamente le cartelle dei pazienti, […] i farmaci mancanti, […] i presidi mancanti, facendo in modo che siano in ordine e che ci sia tutto, deve somministrare la terapia della sera. Inoltre, l'infermiere notturno deve fare l'OSS, deve fare i giri di controllo dei pannoloni e cambiarli insieme all'OSS, e lo deve fare “perché qui si fa così” e quando ho detto che non è una cosa professionale, […] e che ci dovrebbero essere 2 OSS e 1 infermiere, mi sono sentito dire che “o fai così o ti leviamo dalle notti”, che significherebbe tornare sotto col monte ore. […] Lungi da me dire che un infermiere non debba cambiare un pannolone, sono felice di essere di aiuto alle altre figure professionali quando queste hanno bisogno, ma dato che la somministrazione della terapia notturna, il controllo delle cartelle, il controllo e l'ordine dei farmaci e dei presidi mancanti, l'idratazione e la mobilizzazione sono compiti che portano via molto tempo, perché devo anche fare quello che sarebbe il lavoro di altre figure? […]».

Tutto questo senza un reale riconoscimento economico. «L'unica cosa bella del turno di notte è che […] si stringono rapporti di fiducia forti e si riesce a scoprire cose interessanti, tipo che gli OSS hanno la mia stessa paga oraria […] e che anzi, molti degli OSS che lavorano con me hanno scatti di anzianità o contratti diversi che prevedono una paga maggiore rispetto alla mia. Però io quella paga l'ho accettata, ho dovuto accettarla […]. Ma oggi, che vi scrivo queste righe, oggi che sono vicino alla scadenza del mio contratto e non so se mi sarà rinnovato, se il numero di ore lavorative aumenterà anche sul contratto o se sarà presa la decisione di lasciarmi per strada. Oggi sono stanco. Oggi sono infermiere da 3 anni, riesco a fare il mio lavoro da 2. Pago l'affitto, le bollette, l'assicurazione della macchina, la tassa di iscrizione al Collegio, la spesa, i vestiti (tra cui la divisa di lavoro, perché me ne viene fornita solo una, se voglio un cambio, devo pagarla e poi devo lavare tutto a casa) e faccio fatica a concedermi qualche extra. Oggi non vedo quel mondo in cui io possa essere il cambiamento. Oggi vedo solo quel mondo in cui capisco i miei colleghi ed ex compagni di studio che sono andati all'estero, o in cui vedo i miei ex compagni di studio con i genitori medici che li hanno messi a lavorare dove volevano (nel privato)». 

«Oggi ho incontrato un'infermiera che è stata mia docente che mi ha detto che tornerebbe di corsa a lavorare nel privato, perché quando ci lavorava “ero pagata oltre 2000 € al mese e lavoravo meno e in condizioni migliori rispetto ad ora che lavoro ora nel pubblico”, la vedo sgranare gli occhi quando le dico che sono pagato 1070 € al mese quando faccio tutte le notti (senza turni di notte la paga base è di 990€), la vedo incredula... e vedo i miei colleghi che lavorano con la partita IVA nel pubblico, che sono precari e che mi invidiano, perché io sono “assunto”[…]. La  mia indipendenza la sto pagando cara, la sto pagando con la voglia che mi va via, con la stanchezza di fare un lavoro che amo, dopo appena due anni che lo faccio… Perché ogni giorno rischio una denuncia per tutto quello che faccio sul lavoro e non posso permettermi un'assicurazione sanitaria... Mi sento un numero di badge.... Non mi sento il cambiamento, mi sento un poveraccio, perché ho fatto una scelta, che è quella di provare a costruire una vita qui, di non fare come i miei colleghi che sono andati all'estero... Ma oggi, dopo 2 anni, vedo loro che fanno carriera e vedo me, che se prendo una multa per divieto di sosta so che per pagarla devo stringere la cinghia su altro […]».

Collegio IPASVI Firenze Pistoia, grande la partecipazione alle elezioni

In oltre 1200 per eleggereConsiglio Direttivo eCollegio dei Revisori dei Conti

Sono stati oltre 1200 a votare per eleggere il nuovo organico del Collegio Ipasvi Firenze e Pistoia, superando di gran lunga il quorum necessario. Si sono chiuse le elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori dei Conti, tenutesi il 21, 22 e 23 ottobre Firenze. Una tre giorni di voto che ha visto una grande partecipazione da parte di infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari che fanno capo al nuovo ente.

«Come presidente del seggio posso dire che siamo rimasti molto soddisfatti della partecipazione - spiega Gianfranco Cecinati, che è stato presidente del Seggio elettorale -. In tanti hanno espresso la loro preferenza e la frequenza dei votanti è stata diluita bene nelle tre giornate, durante le quali non ci sono stati problemi né contestazioni. La Commissione elettorale, come previsto dalla normativa, su indicazione della federazione, era formata dai tre commissari straordinari affiancati dai due iscritti più anziani in veste di scrutatori e dal più giovane in veste di segretario. Terminata l’ultima giornata, abbiamo chiuso il seggio e dopo un’ora è iniziato lo spoglio delle schede: i votanti sono stati 1267, quindi il quorum degli 894 votanti è stato ampiamente superato».

Il primo Consiglio Direttivo sarà convocato lunedì 30 ottobre dal consigliere più anziano, Danilo Massai, e ratificherà gli incarichi di presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere. In seconda battuta sarà nominato il presidente del Collegio dei Revisori dei Conti. I nominativi saranno scelti tra i 15 membri del Consiglio eletti: Danilo Massai (912 voti), Cinzia Beligni (696), David Nucci (625), Daniele Ciofi (613), Fabio Valente (609), Roberto Romano (584), Corinna Pugi (519), Marco Tapinassi (497), Francesco Rossi (468), Luca Bartalesi (462), Giampaolo Scarselli (440), Maria Flora Succu (418), Stefania Passini (395), Daniela Gavazzi (357), Filippo Mosti (352). Dal momento che si insedierà ufficialmente il Consiglio Direttivo terminerà quindi il compito dei commissari straordinari nominati del Ministero.

In una convocazione a parte sarà poi nominato il presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, formato, per elezione da Chiara Biagini (572 voti), Francesca Vacchina (549) e Michela Camporeale (522) a cui si aggiunge un quarto membro, Enrico Dolabelli (512) in qualità di componente supplente.

Danilo Massai è il nuovo presidente del Collegio Ipasvi Firenze Pistoia

Nominati i membri del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Sindaci Revisori

 

Sono stati ufficialmente nominati i membri del Collegio Ipasvi Firenze Pistoia. A seguito delle elezioni, che hanno visto una grande partecipazione, è stato convocato il primo Consiglio Direttivo che ha incaricato presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere del nuovo maxi ente a cui fanno capo infermieri, assistenti sanitari e infermieri pediatrici delle due province. Il più grande collegio del Centro Italia con i suoi 10.000 iscritti, è pronto a mettersi al lavoro per affrontare questioni cruciali per la professione come l’aiuto ai giovani che si affacciano sul mondo del lavoro, l’istituzione dell’infermiere di comunità, la definizione di standard professionali e organizzativi.

Ecco i nomi. Il Collegio Direttivo ha nominato come presidente Danilo Massai, come vice presidente David Nucci mentre l’incarico di segretaria è stato affidato a Cinzia Beligni e quello di tesoriere a Stefania Passini. Il loro lavoro sarà affiancato da quello dei undici consiglieri: Luca Bartalesi, Daniele Ciofi, Daniela Gavazzi, Filippo Mosti, Corinna Pugi, Roberto Romano, Francesco Rossi, Giampaolo Scarselli, Mariaflora Succu, Marco Tapinassi e Fabio Valente. Nominato anche il Collegio dei Sindaci Revisori: il presidente è Francesca Vacchina, gli altri membri Chiara Biagini e Michela Camporeale oltre ad Enrico Dolabelli in qualità di componente supplente.

Il Consiglio Direttivo sarà in carica per il triennio 2018/2020 e fra i suoi principali obbiettivi si pone quello di attuare politiche per i giovani professionisti, per facilitarne l’inserimento nel lavoro, assicurare loro una formazione post laurea certificata e la tutela nella libera professione. Poi c’è l’impegno per l’istituzione dell’Infermiere di Famiglia-Comunità: ogni famiglia dovrà avere un infermiere di riferimento che accompagni la persona assistita nei percorsi di cura dal domicilio all'ospedale e viceversa. Infine il Consiglio lavorerà perché vengano istituiti criteri e standard professionali e organizzativi al fine di assicurare alle persone sicurezza nelle cure e agli infermieri qualità nel lavoro.

Soddisfatto Danilo Massai: «gli Infermieri hanno scelto chi li rappresenta e ci chiedono di agire senza condizionamenti politici e sindacali e così faremo – spiega il presidente -. In Toscana si sono persi molti posti lavoro nonostante il numero degli infermieri rispetto ai cittadini fosse insufficiente se confrontato con gli indirizzi europei. La valorizzazione dell’infermiere, sia dal punto di vista della carriera che retributivo, è in stato di crisi tanto per metodi quanto per risorse. Dovremo aprire un dibattito politico per evitare l'emigrazione. Lo stress correlato all’eccesso dei carichi di lavoro sta minando la salute degli infermieri e la sicurezza dei cittadini: è necessario procedere a studi osservazionali e disporre politiche per l’adeguamento degli organici e la revisione dei modelli organizzativi. Insomma, ci aspetta un triennio impegnativo – conclude Massai -  ma non ci spaventa perché passione e competenze sono le caratteristiche che ogni Consigliere porta negli organi di governo del Collegio. Colgo l’occasione per ringraziare gli infermieri della fiducia accordata e ringrazio le tante associazioni dei cittadini che ci hanno sostenuto».

Dicono di noi...

Rassegna stampa del 29/11/2017 

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Vi proponiamo alcune notizie d'interesse.

  • Danilo Massai: «Agire subito a garanzia degli infermieri e di tutti gli operatori sanitari»
    «Si torna a parlare dei problemi di sicurezza negli ospedali e nei pronto soccorso solo dopo l’ennesimo episodio grave. La realtà è che a ogni turno, giorno e notte, il personale sanitario vive in una situazione di rischio. Gli infermieri in particolare».... 
  • I Collegi Ipasvi della Toscana al 12° Forum Risk Management
    I collegi Ipasvi della Toscana partecipano alla 12ª edizione del Forum Risk Management (Fortezza da Basso, Firenze). Prende il via oggi, martedì 28 novembre per proseguire fino a venerdì 1° dicembre...
  • «Mi sento solo un numero di badge, ma non mollo»
    Un giovane Infermiere che si è da poco affacciato al mondo del lavoro ha dovuto fare i conti con una cruda realtà. Ha pertanto deciso di chiedere aiuto al presidente del collegio provinciale Ipasvi di appartenenza, Danilo Masai. Ecco la sua testimonianza, parzialmente riportata da Repubblica....
  • Lettera di un Infermiera:mi sento un numero di badge.
    «Mi sento un numero di badge… Non mi sento il cambiamento, mi sento un poveraccio, perché ho fatto una scelta, che è quella di provare a costruire una vita qui, di non fare come i miei colleghi che sono andati all’estero. Ma oggi, dopo due anni, vedo loro che fanno carriera e vedo me che se prendo una multa so che per pagarla devo stringere la cinghia. (…) vi scrivo perché credo nella nostra professione e credo che non meriti di essere maltrattata, come non lo merita chi sceglie di farla, meritiamo rispetto e riconoscimento...
  • Infermiere scrive al collegio: Mi sento un numero di badge
    La lettera è stata inviata al collegio Ipasvi di Firenze e Pistoiae denuncia una situazione ormai di routine: infermieri sottopagati, costretti a turni massacranti e soprattutto che stanno perdendo l’amore per la professione. Ecco alcuni stralci della lettera...
  • Non sono un Infermiere, sono solo un numero di badge!
    Proponiamo qui di seguito un servizio apparso sul Quotidiano La Nazione di Firenze. Nel servizio si dà spazio allo sfogo di un giovane Infermiere e ad un suo scritto. Si tratta di alcuni brani di una lunga lettera inviata da un collega al Presidente del Collegio IPASVI di Firenze e Pistoia, Danilo Massai...
  • Camici “rossi” contro la violenza Oggi il flash mob degli infermieri
    Un flash mob per dire no a qualsiasi tipo di violenza. Sono tanti anche quest’anno gli infermieri che scenderanno in piazza oggi (ore 13.30) davanti agli ospedali di Santa Maria Nuova di Firenze, San Giuseppe di Empoli e San Jacopo di Pistoia per manifestare contro la violenza sulle donne. L’iniziativa si chiama “Agitiamo il rosso” ed è organizzata per puntare i riflettori su un tema che i professionisti del settore sanitario conoscono da vicino.
  • Firenze. Armato di coltello minaccia il personale del PS al Careggi. Gli infermieri chiedono interventi di tutela immediati
    Minacciava, scalciava e chiedeva di essere visitato subito. È stato disarmato, fortunatamente senza ferire nessuno, e denunciato. Danilo Massai (Ipasvi Firenze-Pistoia): “Trovare soluzioni prima di arrivare a un punto di non ritorno”. Giannoni (Nursind), “Grave situazione per pazienti e lavoratori, facciamo appello alla DG Calamai”...
  • I Collegi Ipasvi della Toscana al 12° Forum Risk Management
    I collegi Ipasvi della Toscana partecipano alla 12ª edizione del Forum Risk Management (Fortezza da Basso, Firenze). Prende il via oggi, martedì 28 novembre per proseguire fino a venerdì 1° dicembre, la manifestazione che annualmente riunisce i maggiori esperti a livello internazionale di sicurezza delle cure, innovazione clinica, healthcare management. Sono numerosi gli appuntamenti a cui prenderanno parte, come moderatori o relatori, membri dei Collegi Ipasvi regionali...

 

 

Dicono di noi...

Rassegna stampa del 10/12/2017 

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Vi proponiamo alcune notizie d'interesse.

 

  • Giornata mondiale dei diritti umani, Ipasvi Firenze-Pistoia: «La loro tutela è nel Dna di ogni infermiere»
    «Il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e dei principi etici della professione è condizione essenziale per l’esercizio della professione infermieristica». Così recita l’articolo 5 del Codice deontologico dell’infermiere, che ha quindi, per sua natura, anche il compito di tutelare e vigilare sul rispetto dei diritti dell’uomo. Il collegio Ipasvi di Firenze-Pistoia che tutela cittadini e professionisti (infermieri, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia) partecipa alla Giornata mondiale dei diritti umani, celebrata in tutto il mondo il 10 dicembre.
  • Giornata mondiale dei diritti umani. Ipasvi Firenze-Pistoia: “Loro tutela è nel Dna di ogni infermiere”
    Il Collegio interprovinciale partecipa alle celebrazioni per il 10 dicembre. "Nel nostro agire professionale, come recita anche il nostro codice deontologico, dobbiamo prestare assistenza secondo principi di equità e giustizia, tenendo conto dei valori etici, religiosi e culturali, del genere e delle condizioni sociali". 

 

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Rassegna stampa del 27/12/2017 

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Vi proponiamo alcune notizie d'interesse.

 

Nonostante le molte cose fatte sul piano legislativo ed economico e nonostante oggi si stia oggettivamente meglio di come si stava nel 2013, la percezione (sentimento sopravvalutato ma ormai giudice indiscusso dei destini politici e non del mondo contemporaneo) è che, nel migliore dei casi, sia cambiato poco o nulla. Per la sanità vale la stessa cosa: molte leggi importanti (mai così tante in cinque anni), più risorse (anche se meno di quelle promesse) e più diritti (dai Lea al biotestamento) ma per tutti gli addetti il sistema è prossimo al collasso

Il Forum di Tokio è culminato in una dichiarazione per galvanizzare l'azione verso #HealthforAll e durante i lavori è stato diffuso il rapporto di monitoraggio globale UHC della Banca Mondiale/OMS, che misura la percentuale di una popolazione che può accedere a servizi sanitari di qualità essenziali e la percentuale della popolazione che spende una grande quantità di reddito familiare per la salute.

 

Esercizio abusivo della professione: si inaspriscono sanzioni e pene

L’OPI Firenze-Pistoia invita ad alzare il livello di attenzione

Con l’entrata in vigore della Legge di riforma del sistema ordinistico professionale si stringe il cerchio sugli abusivi e su chi ne coordina l’attività

Esercizio abusivo della professione, una piaga diffusa in tutto il mondo del lavoro. «In particolare nell’ambito sanitario dove lo stato di necessità degli utenti li porta spesso a fidarsi di chiunque senza mettere in pratica la buona abitudine di controllarne i requisiti professionali – spiega l’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia-. Questo oltre a comportare dei rischi per l’utente legati all’incompetenza di coloro che praticano abusivamente, determina un impoverimento dei valori di una professione per la quale lo Stato ha determinato requisiti di esercizio delegando agli Ordini professionali il controllo e la disciplina». 

Lo scorso 15 gennaio, con l’entrata in vigore del provvedimento di Legge 3/2018 che riforma gli Ordini professionali determinando anche la trasformazione da Collegi a Ordini, si è registrato un inasprimento nei confronti di chi pratica l’esercizio abusivo: l’articolo 12 del provvedimento infatti tratta espressamente delle sanzioni contro coloro che praticano un'attività che rientra nel profilo di una professione senza avere i titoli di studio abilitanti o l'iscrizione a relativo Albo professionale.

Le pene sono severe: chi “si spaccia” per un professionista può essere punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con multa da euro 10mila a euro 50mila; i professionisti ritenuti colpevoli di aver coordinato l’attività delle persone che hanno commesso il reato rischiano la reclusione da uno a cinque anni e una multa da 15mila a 75mila euro: di fatto viene perseguito non solo chi esercita abusivamente ma anche chi determina che tale abusivismo abbia luogo, (organizzazioni pubbliche, private o associative). La normativa impone inoltre l’obbligo di segnalazione all’ordine professionale o alle autorità dei casi di abusivismo riscontrati.

«Sulla scorta del provvedimento – spiegano dall’Opi interprovinciale di Firenze-Pistoia -  la Federazione Nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche ha diffuso una circolare diretta a tutti gli Ordini provinciali anche su invito del Comando Generale dei Nas, nella quale suggerisce d’informare tutti gli enti pubblici e privati di ciascuna provincia sul vigente principio di obbligatorietà dell’iscrizione all’albo professionale. Di conseguenza l’Opi Firenze-Pistoia, da sempre particolarmente attento a combattere il fenomeno dell’abusivismo, ha inviato a tutti i direttori generali e gestori delle strutture sul proprio territorio di competenza una nota a firma del presidente nella quale si rimarca il contenuto del provvedimento, con l'invito a vigilare sull’osservanza, da parte dei propri dipendenti, collaboratori e associati, del principio di obbligatorietà dell’iscrizione all’albo».

Federazione: elezioni per il rinnovo delle cariche il 27-28 e 29 gennaio

Elezioni per il Comitato Nazionale Federazione dei Collegi IPASVI

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Il Comitato centrale della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi, nella seduta tenutasi nella serata di venerdì 12 gennaio, ha deciso di anticipare le elezioni per il rinnovo delle cariche nazionali al 27-28 e 29 gennaio.
Questo in linea con quanto già deliberato dalle altre Federazioni delle professioni regolamentate per evitare che nel passaggio tra la vechia e nuova legge - quella che sarà in vigore con l'approvazione definitiva del Ddl Lorenzin - possano crearsi situazioni di incertezza sule propcedure elettorali per il rinnovo.
La nuova legge dovrebbe entrare in vigore tra fine gennaio e i primi di febbraio e tra l’altro prescrive che le elezioni avvengano già entro il mese di marzo.
Per questo è importante non far capitare le lelezioni, come altrimenti avverrebbe, nel periodo di transizione della sua entrata in vigore e anche il ministero ella Salute sta predisponendo una circolare per ricordare che in prima applicazione si vota ancora con la vecchia norma che però va applicata finché in vigore.

Sono chiamati al voto quindi i neo-presidenti dei Collegi provinciali che hanno concluso le operazioni di rinnovo e ciascun presidente provinciale dispone di un voto per ogni 200 iscritti (e frazione) al rispettivo albo provinciale.
Un comportamento quindi, di prudenza e correttezza in analogia con quanto già fatto dalle altre Federazioni.

Nei prossimi giorni verranno inviate le opportune informazioni ai Collegi e le comunicazioni nel merito che intanto sopraggiungeranno dal ministero della Salute.

Si ricorda che il seggio sarà aperto nei giorni indicati nel comunicato c/o la sede della Federazione Nazionale Collegi in via A. Depretis 70, Roma.
Sono eleggibili tutti gli iscritti negli albi a maggioranza di voti e a scrutinio segreto. Si rammenta che la legislazione vigente non prevede cause di ineleggibilità o incompatibilità.

Il Papa riceve gli infermieri in udienza privata

La giornata prescelta è il 3 marzo

papa francesco

Il 3 marzo 2018 Papa Francesco riceverà in udienza privata presso l'Aula Paolo VI Vaticano una delegazione di infermieri della Federazione nazionale.

Essendo il numero di posti disponibile indicato dalla Prefettura vaticana in massimo 6500 persone, sono state definite dalla Comitato Centrale il numero dei partecipanti per ogni Ente provinciale.

L'Ordine Firenze Pistoia ha così disposto di articolare la presenza fra gli iscritti ai tre albi:

Assistenti sanitari 5
Infermieri pediatrici 10
Infermieri 74
Per un totale di 89 posti messi a disposizione.

Le richieste di partecipazione dovranno arrivare per email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con specifica di indirizzo email e cellulare. Tra tutte quelle pervenute entro il 23 gennaio 2018 ore 12:00 sarà effettuata una estrazione a sorte. (sul sito si evidenzierà la lista dei nominativi degli 89)
I nominativi di coloro non estratti fra gli 89 posti saranno comunicati alla Federazione nazionale nel caso rimanessero posti liberi da altri Enti.

L’adesione all’udienza e l’estrazione dell’ordine degli 89 posti disponibili chiede a ciascuno il massimo rigore nel gestire per il 3 marzo p.v. la reale presenza, allo scopo di non togliere possibilità a chi ne ha fatto domanda.

Le spese viaggio e soggiorno sono a carico di ciascuno iscritto.
La richiesta di nulla osta all’Azienda è personale di ciascuno iscritto.
Con un'ulteriore nota sarà comunicato quale sarà il protocollo che il Vaticano ci indicherà per tempi di presentazione ai cancelli e documenti di riconoscimento.

Il punto di vista degli infermieri nel diritto all'assistenza e alla protezione, nel percorso Codice Rosa

Da un approccio to cure ad una visione to care della persona-vittima di violenza

di Gori Martina

Introduzione:

La stesura di quest'articolo ha la funzione di mettere in risalto il punto di vista degli operatori nei confronti del progetto Codice Rosa.

Nasce dal bisogno di capire le lacune e i punti di forza di un progetto giovane e innovativo all'interno del Pronto soccorso, un progetto in cui il ruolo dell'infermiere è cardine nel primo approccio al paziente.

L'intento è stato verificare le aree di miglioramento dei seguenti aspetti:

  • percorsi chiari di segnalazione e di intervento
  • standardizzazione del percorso di presa in carico
  • integrazione del gruppo di lavoro Codice Rosa.

Il progetto Codice Rosa, nasce dalla chiara evidenza di valutare la violenza di genere come un problema di sanità pubblica, che deve interessare tutti gli operatori sanitari nella salvaguardia dell’evento e nel trattamento degli esiti in termini di danni alla salute fisica e psichica.

Secondo il “Comitato Economico Europeo” (febbraio 2006) “la mancanza di conoscenze da parte dei servizi pertinenti sui sintomi, le forme di manifestazioni, i cicli e l’escalation della violenza fa sì che la violenza sia messa a tacere, i processi non vengano riconosciuti e vengano adottate misure inadeguate e tutto ciò può condurre a conseguenze fatali”.... [ ]

Continua la lettura dell'articolo scaricando la versione completa presente qui sotto.

Il punto di vista degli infermieri nel percorso Codice Rosa

Da un approccio to cure ad una visione to care della persona-vittima di violenza

di Gori Martina

 

Introduzione:

La stesura di quest'articolo ha la funzione di mettere in risalto il punto di vista degli operatori nei confronti del progetto Codice Rosa.

Nasce dal bisogno di capire le lacune e i punti di forza di un progetto giovane e innovativo all'interno del Pronto soccorso, un progetto in cui il ruolo dell'infermiere è cardine nel primo approccio al paziente.

L'intento è stato verificare le aree di miglioramento dei seguenti aspetti:

  • percorsi chiari di segnalazione e di intervento
  • standardizzazione del percorso di presa in carico
  • integrazione del gruppo di lavoro Codice Rosa.

Il progetto Codice Rosa, nasce dalla chiara evidenza di valutare la violenza di genere come un problema di sanità pubblica, che deve interessare tutti gli operatori sanitari nella salvaguardia dell’evento e nel trattamento degli esiti in termini di danni alla salute fisica e psichica.

Secondo il “Comitato Economico Europeo” (febbraio 2006) “la mancanza di conoscenze da parte dei servizi pertinenti sui sintomi, le forme di manifestazioni, i cicli e l’escalation della violenza fa sì che la violenza sia messa a tacere, i processi non vengano riconosciuti e vengano adottate misure inadeguate e tutto ciò può condurre a conseguenze fatali”.... [ ]

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L’Infermiere Militare Camillo Borzacchiello diventa Cavaliere della Repubblica

Il Primo Maresciallo dell'Esercito insignito oggi dell’onorificenza

La cerimonia si è tenuta oggi lunedì 18 dicembre in Prefettura a Firenze

Camillo Borzacchiello

Un infermiere fiorentino tra i Cavalieri della Repubblica. Camillo Borzacchiello, Infermiere Militare e Primo Maresciallo dell'Esercito in servizio allo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze, iscritto al Collegio Ipasvi Firenze-Pistoia, viene insignito del prestigioso titolo durante una cerimonia che si terrà oggi in Prefettura a Firenze.

La sua è una tra le ventinove onorificenze dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana che vengono consegnate oggi. Le Omri sono conferite dal Capo dello Stato a coloro che si sono distinti per impegno e qualità professionali nella propria vita lavorativa o per aver operato con particolari fini sociali e umanitari. Camillo Borzacchiello è anche autore del volume “È raro oppure meglio mamme. L’impegno sociale dello Stabilimento chimico farmaceutico militare per le malattie rare”, un libro che attraverso la medicina narrativa racconta la storia e l’apertura di un laboratorio di ricerca per le malattie rare e fa conoscere l’impegno sociale dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

La contenzione fisica nell’area della salute mentale: analisi del fenomeno

La cronaca in questi giorni ci ripropone il caso di Franco Mastrogiovanni con la sentenza di condanna in Appello di tutti gli attori della vicenda.
Come ricorderemo Franco Mastrogiovanni ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, trovò la morte dopo 87 ore di “contenzione”. Una vicenda dai risvolti inaccettabili ci da spunto per riflettere su un fenomeno ancora largamente diffuso legato a retaggi culturali difficilmente che dobbiamo assolutamente ripudiare.

Vi proponiamo un sunto dello studio tratto dalla tesi di Laurea in Infermieristica di Jessica Belzuino

 

INTRODUZIONE

La contenzione fisica può essere definita come un atto sanitario-assistenziale applicato direttamente all’individuo e al suo spazio per limitarne i movimenti. 

Si possono distinguere 4 tipi di contenzione:

• Fisica, si ottiene con presidi applicati alla persona o usati come barriera nell’ambiente, che riducono o controllano i movimenti;

• Farmacologica, si ottiene con farmaci che modificano il comportamento. Si utilizzano psicofarmaci e/o sedativi;

• Ambientale e Sociale, comprende i cambiamenti apportati all’ambiente in cui vive un soggetto, per controllarne o limitarne i movimenti;

• Psicologica o Relazionale, comprende ascolto e osservazione empatica, riducendo così l’aggressività del soggetto poiché si sente rassicurato.

La questione della contenzione fisica è stata messa in discussione in termini di efficacia su più fronti, in quanto ancora oggi è acceso il dibattito per definire se è opportuno o meno ricorrere a mezzi di contenzione; rimanendo comunque una costante nella storia della salute mentale.
Facendo un breve ripasso sulle principali leggi che hanno apportato dei cambiamenti nella salute mentale, è doveroso soffermarsi sulla legge più recente: la Legge n. 180 del 13 maggio 1978, o meglio conosciuta con il nome del suo promotore:Legge Basaglia.Questa legge pone l'Italia all'avanguardia nel sistema psichiatrico internazionale.
Ovunque si fanno più solide ed estese le esperienze di gestione dell'assistenza psichiatrica senza ricorso all'internamento in manicomio (1).
I pazienti vengono seguiti ed assistiti attraverso una fitta trama di assistenza domiciliare ed ambulatoriale per la terapia ordinaria, integrata da interventi assistenziali e residenziali e di ricoveri brevi per le situazioni di crisi.
Persone destinate alla reclusione cronica tornano a vivere, in famiglia o in piccole comunità, un’esistenza dignitosa e autonoma.
L’obiettivo primario dell’indagine svolta riguardo alla contenzione fisica nell’area della salute mentale del territorio fiorentino; è stato quello di mettere in evidenza i dati relativi alla pratica della contenzione, attraverso dati numerici; proponendo infine dei percorsi di miglioramento per limitare il fenomeno.
Il periodo di analisi è durato circa sei mesi e prende in considerazione gli ultimi 5 anni solari partendo dal 2011.
La tematica scelta vuole favorire i professionisti sanitari, i cittadini, gli utenti ed i familiari ad attuare una riflessione introspettiva in merito all’argomento.
La contenzione fisica viene menzionata anche nel nostro Codice Deontologico degli infermieri del 2009, attraverso l’articolo 30 che cita: “L’infermiere si adopera affinché il ricorso alla contenzione sia evento straordinario, sostenuto da prescrizione medica o da documentate valutazioni assistenziali. (2)”
Occorre infatti tenere presente che l'uso inappropriato o prolungato dei mezzi di contenzione può avere ripercussioni sia sul piano psicologico (del soggetto sottoposto a contenzione e dei familiari), sia sul piano fisico.
Tali conseguenze possono provocare dei danni diretti:
• lesioni neurologiche
• morte improvvisa

Altri danni indirettiprovocati dalla coercizione:
• aumento della mortalità
• declino comportamentale cognitivo e sociale

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’impatto che tale fenomeno ha sull’operatore, sia da un punto di vista emozionale sia per quanto riguarda gli aspetti pratici legati alla sicurezza.
L’uso dei mezzi di contenzione deve quindi essere valutato con attenzione e deve essere limitato nel tempo..... [  ]

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La contenzione fisica nell’area della salute mentale: analisi del fenomeno

La cronaca in questi giorni ci ripropone il caso di Franco Mastrogiovanni con la sentenza di condanna in Appello di tutti gli attori della vicenda.

Come ricorderemo Franco Mastrogiovanni ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, trovò la morte dopo 87 ore di “contenzione”. Una vicenda dai risvolti inaccettabili ci da spunto per riflettere su un fenomeno ancora largamente diffuso legato a retaggi culturali difficilmente che dobbiamo assolutamente ripudiare.

Vi proponiamo un sunto dello studio tratto dalla tesi di Laurea in Infermieristica di Jessica Belzuino

 

INTRODUZIONE

La contenzione fisica può essere definita come un atto sanitario-assistenziale applicato direttamente all’individuo e al suo spazio per limitarne i movimenti. 

Si possono distinguere 4 tipi di contenzione:

• Fisica, si ottiene con presidi applicati alla persona o usati come barriera nell’ambiente, che riducono o controllano i movimenti;

• Farmacologica, si ottiene con farmaci che modificano il comportamento. Si utilizzano psicofarmaci e/o sedativi;

• Ambientale e Sociale, comprende i cambiamenti apportati all’ambiente in cui vive un soggetto, per controllarne o limitarne i movimenti;

• Psicologica o Relazionale, comprende ascolto e osservazione empatica, riducendo così l’aggressività del soggetto poiché si sente rassicurato.

La questione della contenzione fisica è stata messa in discussione in termini di efficacia su più fronti, in quanto ancora oggi è acceso il dibattito per definire se è opportuno o meno ricorrere a mezzi di contenzione; rimanendo comunque una costante nella storia della salute mentale.
Facendo un breve ripasso sulle principali leggi che hanno apportato dei cambiamenti nella salute mentale, è doveroso soffermarsi sulla legge più recente: la Legge n. 180 del 13 maggio 1978, o meglio conosciuta con il nome del suo promotore:Legge Basaglia.Questa legge pone l'Italia all'avanguardia nel sistema psichiatrico internazionale.
Ovunque si fanno più solide ed estese le esperienze di gestione dell'assistenza psichiatrica senza ricorso all'internamento in manicomio (1).
I pazienti vengono seguiti ed assistiti attraverso una fitta trama di assistenza domiciliare ed ambulatoriale per la terapia ordinaria, integrata da interventi assistenziali e residenziali e di ricoveri brevi per le situazioni di crisi.
Persone destinate alla reclusione cronica tornano a vivere, in famiglia o in piccole comunità, un’esistenza dignitosa e autonoma.
L’obiettivo primario dell’indagine svolta riguardo alla contenzione fisica nell’area della salute mentale del territorio fiorentino; è stato quello di mettere in evidenza i dati relativi alla pratica della contenzione, attraverso dati numerici; proponendo infine dei percorsi di miglioramento per limitare il fenomeno.
Il periodo di analisi è durato circa sei mesi e prende in considerazione gli ultimi 5 anni solari partendo dal 2011.
La tematica scelta vuole favorire i professionisti sanitari, i cittadini, gli utenti ed i familiari ad attuare una riflessione introspettiva in merito all’argomento.
La contenzione fisica viene menzionata anche nel nostro Codice Deontologico degli infermieri del 2009, attraverso l’articolo 30 che cita: “L’infermiere si adopera affinché il ricorso alla contenzione sia evento straordinario, sostenuto da prescrizione medica o da documentate valutazioni assistenziali. (2)”
Occorre infatti tenere presente che l'uso inappropriato o prolungato dei mezzi di contenzione può avere ripercussioni sia sul piano psicologico (del soggetto sottoposto a contenzione e dei familiari), sia sul piano fisico.
Tali conseguenze possono provocare dei danni diretti:
• lesioni neurologiche
• morte improvvisa

Altri danni indirettiprovocati dalla coercizione:
• aumento della mortalità
• declino comportamentale cognitivo e sociale

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’impatto che tale fenomeno ha sull’operatore, sia da un punto di vista emozionale sia per quanto riguarda gli aspetti pratici legati alla sicurezza.
L’uso dei mezzi di contenzione deve quindi essere valutato con attenzione e deve essere limitato nel tempo..... [  ]

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Libera professione infermieristica: Una giornata di confronto con il IPASVI Firenze-Pistoia alla Leopolda della Salute

Il punto della situazione con esperti, professionisti e rappresentanti della categoria

Leopolda 2017

La libera professione in tutte le sue declinazioni al centro del primo incontro organizzato dal Collegio Ipasvi Firenze-Pistoia ed Enpapi per la “Leopolda della Salute”. Per infermieri, assistenti sanitari e infermieri pediatrici il Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della salute si è aperto con la mattinata dedicata a “Infermieri libero professionisti in rete: gli studi professionali come hub”.

La giornata è iniziata con l’intervento di Danilo Massailegale rappresentante del Collegio interprovinciale Firenze-Pistoia, che ha illustrato il pensiero politico sull’infermiere professionista portato avanti negli ultimi tre anni e racchiuso in 10 punti. Tra questi un passaggio fondamentale, ovvero riconoscere «che il corso laurea non fornisce un imprinting per diventare libero professionista: abbiamo rilevato una carenza da questo punto di vista». Tra gli altri punti elencati da Massai: «prendere con serietà la professione, essere ambiziosi, migliorare le proprie abilità comunicative, assumere atteggiamenti positivi, collaborare e fare rete con gli altri, essere leader di se stessi e di un gruppo, essere onesti rispettando l’etica e la deontologia della professione».

«Sono molto contenta di presentare questa giornata che racconta anche la mia esperienza professionale – ha detto quindi Cristina Fassio, infermiera libero professionista che lavora per uno studio associato a Firenze, «un contenitore di professionisti, di competenze, qualità e capacità diverse in cui ognuno può dare e ricevere tanto». La libera professione, per Fassio, deve essere vissuta come un’opportunità e non come una costrizione: il libero professionista non è un precario ma, appunto, un professionista che investe su se stesso. Occorre però fare attenzione: «i giovani sono spesso sfruttati dalle cooperative e non farsi sfruttare dipende dalla consapevolezza di essere professionisti che non possono svendersi, in questo senso gli studi associati rappresentano anche una tutela per libera professione».

Il primo intervento dedicato a “Studi Associati Infermieristici come Laboratori culturali ed economici: esperienze a confronto di valorizzazione della professione” ha visto al microfono Stefano Chivetti, presidente dello Studio Auxilium‐Infermieri e Professionisti Sanitari Associati di Borgo San Lorenzo (Fi) e Antonio Genova, presidente dello Studio SAI di Torino.

«Sono qui per portare la testimonianza di percorso iniziato 25 anni fa quando era più semplice trovare lavoro come dipendente del Sistema sanitario nazionale – ha detto Chivetti -. Abbiamo applicato un nuovo concetto di affidamento dei servizi, rispondendo a criteri che includono l’ottimizzazione delle risorse. Successivamente ci siamo affacciati sul mondo delle gare d’appalto e questo ha ulteriormente cambiato l’organizzazione dello studio: ci siamo dovuti formare e abbiamo stretto partnership strategiche. Tra le nostre maggiori soddisfazioni l’aver stipulato con l’Università di Firenze una convenzione che fa di Auxilium sede di tirocinio per studenti accreditando le aree delle Rsa, sanità penitenziaria, medicina del lavoro, assistenza infermieristica domiciliare e management infermieristico». Tra le criticità segnalate da Chivetti nel mondo della libera professione c’è sicuramente il fatto che gli infermieri sono formati con visione «ospedalocentrica», i tirocini svolti solo in contesto di lavoro dipendente, livelli culturali che poco si addicono alla professione intellettuale. Spesso poi, la libera professione è vissuta come tappa temporanea e non come scelta professionale e consapevole, e abbinata a scarso rigore etico: «non si dovrebbero accettare compensi non adeguati che non tengano conto dei costi che sosteniamo, assicurativi, di formazione e aggiornamento».

Antonio Genovaha parlato dell’esercizio libero professionale associato a Torino nelle aziende sanitarie pubbliche, dove sono appunto affidati a studi associati servizi ad alta specializzazione: blocco operatorio, emodialisi, sale angiografiche, sale operatorie ad alta specialità e pediatria. «Lo Studio Sai – ha spiegato Genova – già dal 2000 per attitudine dei professionisti ha creato un’area specifica in attività emodinamica e sale angiografiche, prima nel privato e poi nel pubblico». L’ospedale San Giovanni Bosco ha poi dato in gestione a Sai le sale angiografiche, non senza criticità come l’affidamento con appalto parziale, per metà a Sai metà e per metà a dipendenti, risolto con la definizione del profilo di posto condivisa fra pubblico e studio. Elementi comuni agli infermieri coinvolti, indipendentemente se inquadrati nel pubblico o nel privato sono stati un progetto iniziale con forte motivazione, partecipazione a formazione specifica e continua. «Bisogna costruire percorsi di formazione condivisi e trasversali tra federazione Ipasvi, Enpapi e università – ha detto Genova -, i tre pilastri della libera professione. Una forma aggregata che si valorizza su standard e formule organizzative, sulla coerenza verso i criteri alla base della professione (etica e deontologia) può diventare opportunità di mentoring per neo professionisti anche in sala professionistica e sala critica».

Beatrice Borri, responsabile infermieristico sezione di assistenza infermieristica‐sanità penitenziaria USL Centro Toscana ha raccontato l’esperienza tutta fiorentina di sinergia fra pubblico e privato, quelladel servizio di affidamento del servizio infermieristico delle carceri di Firenze (Sollicciano e Gozzini) che l’ex azienda Sanitaria di Firenze ha avviato nel 2011 attraverso l’appalto pubblico. «L’aspetto più critico del passaggio – ha spiegato Borri - era quello delle risorse: il personale era misto (dipendenti e personale con contratti di libera professione singoli non mediati da studi professionali) e da riqualificare. Il servizio infermieristico ammontava a 3.700 ore mensili, di cui il 48% era fornito attraverso contratti di libera professione (12 infermieri), a cui si affiancavano Oss e risorse aziendali che gravavano con costi altissimi». Quindi ha iniziato a farsi largo l’idea dell’outsourcing (esternalizzazione) in modo tale da ridurre i costi e migliorare la qualità dei servizi anche per riassorbire il personale che presentava grosse criticità sull’aspetto formativo e professionalizzante. «L’outsourcing – ha detto Borri – è stato un’idea vincente. Si è creata una sinergia tra due gestori del sevizio, con un nucleo forte di infermieri posizionati in processi strategici (in particolare nel settore dell’accoglienza) che decidevano gli interventi infermieristici necessari affidati poi a infermieri individuati con la formula dell’appalto (fornitore forte sull’assistenza). Questo ha portato vantaggi per l’azienda, grazie al potenziamento del governo clinico e al miglioramento dell’azione di monitoraggio e controllo, ma anche vantaggi per il fornitore che ha occupato un’importante fetta mercato acquisendo competenze. Così sono state abbattute le criticità, consentito uno sviluppo professionale dinamico e creato modello di riferimento per la Toscana ma anche per le altre regioni».

Mariaflora Succu, dirigente Infermieristico ha illustrato i contenuti delle leggi 24/2017 e 124/2017,parlando di qualità e sicurezza nelle cure e responsabilità professionale. Per la 124, il Comma 150, sancisce che ogni professionista debba rendere noto in forma scritta o digitale e il preventivo delle prestazioni ai propri clienti, mentre il comma 152 prevede che tutti i professionisti debbano comunicare titoli posseduti e specializzazioni contro fenomeni di abusi professionali. Più strutturato il Decreto Gelli 24/2017dedicato a tutti coloro definibili esercenti professioni sanitarie che introduce molte cose nuove come il come difensore civico come garante diritto alla salute, uno strumento a cui si può rivolgere cittadino quando pensa che tutela della salute o diritto in questo senso gli sia stato negato e il centro per la gestione rischio sanitario e la sicurezza del paziente che raccoglie dalle strutture sanitarie e socio-sanitarie i dati regionali su rischi, eventi avversi e contenziosi e li trasmette all'Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità.

Fondamentale l’introduzione nel codice penale dell’art 590 sexiesche parla della responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. In pratica, anche se l’evento è causato per imperizia ma operato ispirandosi alle linee guida o alle buone pratiche assistenziali, la punibilità è esclusa. Contestualmente è stato abrogato l’articolo della legge Balduzzi che dicevache l’esercente la professione sanitaria che si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate non risponde penalmente per colpa lieve.

Art 7 introduce innovazioni in ambito di responsabilità civiledella struttura dell'esercente la professione sanitaria e non fa differenza fra strutture pubbliche e private. Riporta tutta la responsabilità alla struttura sanitaria, unica responsabilità che gli toglie è quella per la colpa grave (invito a tutti gli esercenti la professione sanitaria a farsi una copertura assicurativa).

Sui Criteri e obblighi assicurativi delle strutture sanitarie e sociosanitarieè previsto l’obbligo di assicurazione sia per strutture pubbliche che private e per tutti coloro che gravitano nelle strutture fino alla colpa grave anche se in intramoenia. Rimane valida la legge precedente che prevede che liberi professionisti abbiano una loro polizza e tutti devono farne una per colpa grave.  Se c’è obbligo di polizza per legge, esiste anche la possibilità che la norma preveda alcuni requisiti e un tetto al risarcimento massimo in caso di responsabilità amministrativa.

«L’esercizio della libera professione è un concetto molto recente. Il vero motivo della nascita della libera professione è l’esternalizzazione - ha detto Mario Schiavon, presidente dell’Enpapi nel suo intervento dedicato alle attività istituzionali dell’ente di Previdenza e Assistenza -. Un altro aspetto peculiare è che via via nel tempo il sistema sanitario ha avuto sempre più bisogno di personale». Nel corso del suo intervento, Schiavon ha sottolineato l’importanza di un lavoro di squadra fra Enpapi e Ipasvi. «Quello che manca sono le norme deontologiche per la libera professione – ha proseguito Schiavon - il giovane che accetta come compenso tre euro l’ora rappresenta un problema di dignità professionale e questo va stabilito all’interno di un codice deontologico. I giovani vanno aiutati e formati, dando loro i contenuti per l’esercizio della libera professione: contenuti di economia vanno dati anche per quella che è l’economia del libero professionista, questo significa che il soggetto deve essere capace di stabilire qual è il suo compenso. Servono regole scritte. Tutti i soggetti devono mettersi in gioco: collegi, federazione, singoli infermieri, ente di previdenza». Sulle università Schiavon ha ribadito che deve mettere in contatto il giovane che si sta formando con la realtà della libera professione. Per quanto riguarda Enpapi, ha aggiunto che «quest’anno abbiamo previsto interventi assistenziali tutti dedicati ai giovani, assicurando loro nel primo anno di apertura della partita Iva, 2mila euro di borsa lavoro per acquisto di tutto il materiale necessario, perché i giovani hanno bisogno di essere aiutati all’inizio, un elemento che dimostra come l’ente di previdenza risponda a quelli che sono gli aspetti della professione. La cassa lo scorso anno ha dato 2milioni e 600 mila euro di interventi assistenziali e quest’anno arriveremo a quasi 3 milioni, in aiuto ai giovani ma anche per stato di bisogno, crisi economica, situazione di malattie, assistenza agli orfani e agli inabili al lavoro, e maternità». Altro aspetto affrontato è quello della tassazione degli enti di previdenza privati che, ha detto Schiavon «sotto il profilo degli investimenti patrimoniali sono tassati al pari degli speculatori, paghiamo su quello che produciamo come rendimento del patrimonio il 26% di tassazione, una cosa insostenibile. Necessario instaurare un rapporto con la politica che faccia funzionare le casse in modo corretto».

A conclusione del convegno, si è aperta la tavola rotonda dedicata a “Fattori di sviluppo nella libera professione infermieristica: dalla necessità di una formazione imprenditoriale al corretto esercizio in rete con le sinergie nel territorio”, a cui hanno preso parte tutti i relatori degli interventi precedenti. Moderati dalla giornalista Simona D'Alessio, Borri, Massai, Succu, Chivetti, Schiavon, Genova, hanno approfondito i temi legati alla libera professione.

Lo sportello giuridico - legale

Gli aspetti giuridici rivestono un’importanza significativa legata alla crescente autonomia del nostro ruolo professionale

sportello giuridico

Si comunica che dal mese di Marzo 2018 sarà istituito presso l’OPI Interprovinciale Firenze – Pistoia uno sportello con cadenza mensile su tematiche giuridico – legali, cui gli iscritti potranno rivolgersi previa prenotazione.

La prenotazione può essere effettuata tramite comunicazione telefonica al numero 055 359866 (durante gli orari di apertura al pubblico), oppure inviando una e - mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. In ogni caso, sarà necessario fornire alla alcune brevi informazioni circa l’oggetto del quesito che si intende sottoporre allo sportello.  

Lo sportello sarà aperto durante le seguenti giornate:

  • 26 Marzo 2018 , dalle ore 15 alle ore 17 – presso la sede di Firenze, Via Pierluigi da Palestrina 11.
  • 30 Aprile 2018,dalle ore 15 alle ore 17 – presso la sede di Pistoia, Via Fucini 3.
  • 28 Maggio 2018,dalle ore 15 alle ore 17 – presso la sede di Firenze, Via Pierluigi da Palestrina 11.
  • 25 Giugno 2018, dalle ore 15 alle ore 17 – presso la sede di Pistoia, Via Fucini 3.
  • 23 Luglio 2018, dalle ore 15 alle ore 17 – presso la sede di Firenze, Via Pierluigi da Palestrina 11.
  • 24 Settembre 2018, dalle ore 15 alle ore 17 – presso la sede di Pistoia, Via Fucini 3.
  • 26 Novembre 2018, dalle ore 15 alle ore 17 – presso la sede di Firenze, Via Pierluigi da Palestrina 11.

Ospedale di Careggi, mancano 170 tra infermieri

L'allarme della Cgil: “Troppi tagli, la direzione assuma subito nuovo personale”“

Ospedale di Careggi, mancano 170 tra infermieri e operatori sanitari: l'allarme del sindacato
All'ospedale fiorentino di Careggi mancano 170 lavoratori tra infermieri e operatori sanitari, su un totale di circa 4mila impiegati nel comparto. L'allarme arriva dalla Cgil, che chiede alla direzione dell'azienda ospedaliera assunzioni immediate.

“I cittadini devono sapere cosa avviene in quello che è uno degli ospedali più importanti della sanità toscana, dove è difficile garantire gli attuali servizi senza ricorrere a livelli più bassi di standard assistenziali o a rientri forzati”, spiegano Giancarla Casini e Michele Tortorelli (Funzione pubblica Cgil).

“Fra pensionamenti e trasferimenti il personale in azienda si è ridotto di circa 170 unità. Chiediamo che i lavoratori mancanti siano riassunti all’interno di un piano di investimenti che, dopo anni di tagli, inverta la tendenza, per dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini ed evitare al personale di turno carichi di lavoro sempre più insostenibili. Bisogna ripristinare il turnover, sostituire subito le lavoratrici in gravidanza o il personale in lunga malattia. Così non si può più andare avanti”, proseguono Casini e Tortorelli.

“Il personale cala ma posti letto e pazienti restano i soliti, con difficoltà e carichi di lavoro sempre maggiori”, dice Francesca, infermiera a Careggi da 17 anni. Infermieri e operatori sanitari lamentano difficoltà legate anche all'invecchiamento complessivo degli addetti, sottoposti a turni sempre più massacranti.

“Si va in pensione più tardi, il personale invecchia e aumentano le difficoltà nei reparti. Se un collega non arriva a dare il cambio non c'è più chi possa sostituirti, si lavora fino a 12 ore di fila, così il sistema collassa”, la testimonianza di Patrizia, fisioterapista, e Damiano, infermiere. La Cgil, in mancanza di risposte, annuncia a breve iniziative di mobilitazione.

Fonte: http://www.firenzetoday.it/cronaca/ospedale-careggi-mancanza-infermieri.html

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